Desiderio del cibo/desiderio sessuale.

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Desiderio del cibo e desiderio sessuale: uguali o diversi?

Desiderio del cibo e desiderio sessuale: quanto e come conta il desiderio nel comportamento alimentare e sessuale. Lo analizzeremo in vari momenti.

Prima  parte

Per quale motivo preferiamo un alimento ad un altro? O un sapore ad un altro? Cosa ci spinge ad avere voglia di un cibo? E cosa succede quando iniziamo non solo ad averne voglia, ma a desiderarlo intensamente, fino alla bramosia? La voglia di un determinato cibo funziona come la voglia di qualsiasi altra cosa? Si può dire che il desiderio di mangiare determinati cibi sia paragonabile al desiderio di una droga per chi è in astinenza? Si può paragonare al desiderio sessuale?

Cosa dicono gli studi

Grazie al crescente interesse per temi come le emozioni e le dipendenze, molti studiosi hanno iniziato ad effettuare ricerche in questo ambito valutando soprattutto come funzionasse il cervello e quali aree si attivassero nelle diverse situazioni. Di questo genere di studi che collega il cervello alla gastronomia, cioè la neurogastronomia, il primo vero sostenitore è Gordon M. Shepherd, autore del libro All’origine del gusto.

Fame e desiderio

Nel 2004, Marcia Pelchat, con i collaboratori dell’Istituto Monell Chemical Senses di Philadelphia, ha evidenziato come, specialmente in persone giovani, vi sia spesso la tendenza a desiderare il cibo preferito e, quindi, a consumarlo il più spesso possibile. Cosa che ha, ovviamente negli anni, pesanti conseguenze, prima tra tutte l’obesità infantile. Cibi estremamente saporiti, vengono ricercati specialmente nei casi in cui la propria dieta sia particolarmente piatta e monotona. Pelchat e gli altri studiosi hanno anche notato che gli studi precedenti che avevano analizzato le aree del cervello attive nel caso di assaporamento di gusti piacevoli erano le stesse di quelle attivate dagli odori piacevoli di vari cibi. In queste ricerche, però, si utilizzava la fame per causare nei partecipanti dei test il desiderio di cibo. La fame, però, non è la stessa cosa del desiderio: ha motivazioni molto diverse e viene causata da processi psicologici, chimici e biologici che non sempre uguali. I ricercatori, a questo punto, decisero di stimolare il desiderio non attraverso la fame, ma tramite un nuovo punto di vista: una dieta monotona.

L’esperimento

Divisero, infatti, i partecipanti furono in due gruppi. Uno dei due seguì una normale dieta per due giorni consecutivi, l’altro invece consumò esclusivamente un beverone alla vaniglia con aggiunta di proteine e vitamine. Al secondo gruppo vennero date nove lattine da 226 grammi al giorno in modo tale che ogni paziente potesse consumare 2160 calorie durante la giornata (240 calorie per lattina). Giunti alla fine di queste due giornate ai volontari che avevano fatto parte del test venne fatta una scansione cerebrale.

I risultati

La prima scansione fu mentre i soggetti erano rilassati. Per la seconda, invece, si mostrarono loro due poster con scritti i nomi dei loro due alimenti preferiti (da loro stessi indicati all’inizio della ricerca). Fu deciso di mostrare il nome più che l’effettiva immagine cosicché i partecipanti potessero immaginarsi la migliore propria versione di quel piatto. Si chiese, poi, ai partecipanti di immaginarsi quei piatti, l’odore, il sapore e la consistenza. Dopo aver immaginato i cibi che avevano definito come preferiti, emerse una netta differenza in chi aveva avuto una dieta varia negli ultimi due giorni e in chi aveva fatto parte del gruppo dalla dieta monotona. I secondi, infatti, ebbero un’attivazione delle parti del cervello responsabili del desiderio di una determinata droga e responsabili, in parte, anche del desiderio sessuale intenso. Delle aree attivate, solo l’insula, deputata anche nell’attivazione della sessualità, era presente anche nelle aree del cervello imputabili alla fame.

(continua)

Bibliografia: Shepherd, Gordon M. (2012), All’origine del gusto: La nuova scienza della neurogastronomia. A cura di Marangon P., Piercecchi L. (2014), Torino, Codice Pinchera, Aldo (1991). Endocrinologia e metabolismo. Fisiopatologia e clinica Serio, M. et al (1984). Sexual Differentiation: Basic and Clinical Aspects, Raven Press, New York

Scritto da

Ginevra Capone è tra i primi nutrizionisti ad interessarsi al legame tra alimentazione, psiche e sessualità. È laureata in Scienze Gastronomiche e in Scienze della Nutrizione Umana ed iscritta all’albo dei biologi. Attualmente lavora come libera professionista in uno studio privato a Genova. Nonostante la giovane età, vanta una formazione complessa e innovativa che delinea l’indirizzo del suo percorso professionale e dei suoi interessi: in Sessuologia Alimentare con “Correlazioni tra Alimentazione e Sessualità” di LaWellness European Association, in psicologia della nutrizione, in psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) e il legame con epigenetica e nutrizione. Attualmente frequenta un master universitario dell’Università degli Studi di Pavia sul trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. Ha scritto diversi articoli per Il fatto alimentare e per l’Italo-Americano, riguardo a curiosità legate al cibo e all’alimentazione.

 

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