Sessualità e differenze di genere: cosa c’entra l’alimentazione?

Mara Romandini Approfondimenti Leave a Comment

Sessualità e differenze di genere?
Chiariamo, innanzitutto, alcuni concetti base.
Genere o sesso?

Il termine genere ha, negli ultimi anni, sostituito il termine sesso in vari contesti: l’appartenenza al maschile e al femminile ha giocato anche sul piano verbale la sua battaglia di differenziazione e, insieme, di liberazione. Con la particolare, e contestuale, apparente contraddizione: affermare insieme la differenza (non siamo uguali) e l’uguaglianza (siamo uguali).
Così, la sociologia, la biologia, la sessuologia, le neuroscienze si impegnavano a definire contenuti di ruoli (di genere) e identitari (identità sessuale): senza, nello stesso tempo, tralasciare di capirne ed affermarne, fluidità e transizioni. Dall’altro lato, la legge, negli Stati di diritto moderni, si impegnava a proclamare l’assoluta uguaglianza tra gli esseri umani “senza distinzione di sesso”.

Uguali o diversi?

Uguali o diversi? È la domanda sottesa in ognuna di queste scienze. Ed è la domanda che ognuno di noi si pone: e alla quale, diciamolo con sincerità, si risponde in un modo o nell’altro a seconda dell’obiettivo del momento e delle situazioni.
L’approccio tecnico-scientifico (di tutte le scienze) non può che dare, però, che una sola risposta: uomini e donne, maschi e femmine, non sono uguali, a dispetto di quello che, sbandierando, e non sempre a ragione, la legge, invece si vuol far credere.
La biologia, le neuroscienze, la sessuologia sul punto sono chiari: da dove nasce l’equivoco allora?
Innanzitutto, da un errato concetto di uguaglianza giuridica, che sarebbe più esatto chiamare parità.

L’uguaglianza è il riconoscimento delle differenze

Uguaglianza non vuol dire non avere differenze: se una legge non riconosce le differenze, le conculca, le nega, le emargina. Le differenze devono, invece, essere conosciute e riconosciute perché devono essere tutelate. L’uguaglianza normativa esiste solo a parità di condizioni: se le condizioni non sono pari, uguaglianza è prenderne atto e dare tutela, colmando i divari. E non fingere che non esistano.
Anche la medicina, sino a qualche tempo fa, ha trattato come uguali le donne e gli uomini. Ha, poi, scoperto che sintomi e cure di malattie, negli uomini e nelle donne, non possono ricevere sempre pari trattamento: ora si parla di medicina di genere.
E, a dire il vero, l’Italia, dallo scorso 30 maggio, è il Paese, sul punto, più avanzato d’Europa. Ha, infatti, adottato il “Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere”. Ha dato, cioè, esecuzione ai principi della medicina moderna: “centralità del paziente” e “personalizzazione delle terapie”. Ed ha, conseguentemente, previsto interventi precisi e specifici nei campi della prevenzione, della diagnosi e, naturalmente, della cura.

La nutrizione di genere

E se, per quanto riguarda la sessualità, le differenze di genere appaiono abbastanza chiare e conclamate, è proprio sul piano dell’alimentazione che dovrà operarsi il cambiamento: come vedremo, non basta alle donne fornire semplicemente un regime alimentare con minore apporto energetico. Occorre, piuttosto, valutare, in rapporto alle specifiche “diversità” apporti di nutrienti diversificati e idonei. Centralizzando, così, per davvero le peculiarità di genere per ogni fase della vita.
Così, l’alimentazione di genere diviene il primo esito positivo della medicina di genere: e Sessuologia Alimentare, è il progetto di studio, formazione e divulgazione scientifica che lo riguarda a pieno titolo.

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