Pigliate na pastiglia!

Mara Romandini Notizie Leave a Comment

Pígliate na pastiglia!
Pígliate na pastiglia,
siente a me!
Pe’ mme fá sentí
come un gran pasciá
e mm’inebria il cuor.
Dint”e vvetrine ‘e tutt”e farmaciste,
la vecchia camomilla ha dato il posto
alle palline ‘e glicerofosfato,
bromotelevisionato,
grammi zero, zero, tre.
Ah!
Pígliate na pastiglia,
siente a me!


(Renato Carosone. Nicola Salerno)

Disagi, cure e spesa farmaceutica
Dal rapporto AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) risulta che la maggiore spesa farmaceutica degli Italiani nel 2018 riguarda il miglioramento dell’umore e della sessualità: antidepressivi, contraccettivi e disfunzione erettile.
Sicuramente, in un periodo di crisi, incertezza, instabilità e confusione come quello attuale, certo non sorprende che quello relativo all’umore sia uno dei disagi più diffusi, anzi sovrastante, persino nelle fasce d’età più giovani.
Come non sorprende che la libertà sessuale (anche se c’è da domandarsi se libertà equivalga a liberazione) abbia di conseguenza condotto alla contraccezione ormonale.
E, probabilmente, l’una e l’altra cosa, in qualche modo (leggi, per esempio, insicurezza e timore nei confronti di una donna libera sessualmente e giudicante) influiscono sul desiderio (e timore) di prestazioni maschili necessariamente performanti a qualsiasi età.
Come cantava ironicamente Renato Carosone, una pillola risolve…

Non solo farmaci

Certo, non si vuole demonizzare l’uso del farmaco quando necessario: ma quando è veramente necessario?
Evidenze mediche rappresentano che non è sempre opportuno l’uso di una “pastiglia” per gestire e risolvere problematiche, soprattutto se legate all’umore e alla sessualità.
La risposta non può e non deve essere una soluzione palliativa, tampone, se non addirittura dannosa e portatrice di effetti avversi
Altri approcci più efficaci, più duraturi, più risolutori e più “sani” possono essere intrapresi.
L’approccio emozionale, la comunicazione empatica, la narrazione innanzitutto. Quella compliance tra professionista e cliente che è apertura, confidenza, presa di coscienza, fiducia, aderenza alla cura e , quindi, cambiamento di stile comportamentale (Il nuovo modello per il cambiamento degli stili comportamentali supera il gap dell’approccio bio-medico tradizionale)
Proviamo a immaginare un medico che non prescrive subito un farmaco, ma che ascolti il proprio paziente. O meglio, che lo sappia far parlare e che gli sappia parlare. Non è forse questo il tempo della medicina narrativa?
Proviamo a pensare a un farmacista che riesca a dire al cliente che il contraccettivo protegge dalle gravidanze indesiderate, ma non dalle infezioni a trasmissione sessuale, sempre più diffuse. O che, nel consegnare la pillolina blu, abbia gli strumenti comunicativi per avviare la comprensione del problema sottostante alla richiesta (La “Pharmaceutical care” nel sistema orientato alla qualità delle cure e la farmacia dei servizi: il farmacista parla di sessualità e alimentazione.)

La persona al centro

Proviamo, in poche parole, a pensare a un professionista della salute che sappia indagare con professionalità e delicatezza anche le ragioni e le regioni più intime e nascoste della persona che gli si rivolge e con ciò, magari aiutarlo a prenderne coscienza.
Il fatto è che, spesso, la prescrizione sic et simpliciter del medicinale, la cara “pastiglia”, sembra la panacea, anche se non è così: disagi dell’umore e di natura sessuale, come tanti altri, richiedono ulteriori e specifiche competenze cui i professionisti della salute non possono più sottrarsi.
La medicina non è solo nel farmaco.
La salute non è assenza di malattie.
La salute è benessere complessivo: l’OMS lo dice da tanto. Non resta che sperare che anche i meno giovani, e non solo le nuove leve, facciano propri questi nuovi approcci e competenze.

Fonte: https://aifa.gov.it/documents/20142/0/Rapporto_OsMed_2018.pdf/c9eb79f9-b791-2759-4a9e-e56e1348a976

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *